Quanto puntare per scommessa? 0,5%, 1%, 2% o di più
Una volta definita la bankroll, sorge immediatamente un’altra domanda fondamentale:
Quanto bisogna puntare su ogni scommessa?
Lo 0,5% della bankroll?
L’1%?
Il 2%?
Il 5%?
O di più?
Questa decisione può sembrare secondaria rispetto alla scelta delle scommesse.
In realtà, è fondamentale.
Due scommettitori possono seguire esattamente la stessa strategia, giocare le stesse quote e ottenere gli stessi risultati.
Tuttavia, se uno rischia l’1% della propria bankroll per scommessa e l’altro il 5%, l’evoluzione del loro capitale può essere completamente diversa.
La dimensione della puntata influenza direttamente:
- la velocità potenziale di crescita della bankroll;
- l’ampiezza dei drawdown;
- la capacità di assorbire serie di sconfitte;
- il rischio di rovina;
- la pressione psicologica generata dalle oscillazioni.
In questo terzo articolo della nostra serie sulla gestione della bankroll nelle scommesse sportive, confronteremo diverse dimensioni di puntata e vedremo perché puntare di più non significa necessariamente guadagnare di più nel lungo periodo.
La dimensione della puntata deve essere sempre rapportata alla bankroll
L’importo di una singola puntata, considerato isolatamente, dice molto poco.
Una puntata da 100 € può essere estremamente prudente per uno scommettitore e molto aggressiva per un altro.
Tutto dipende dalla dimensione della bankroll.
Consideriamo due scommettitori.
Scommettitore A
Bankroll:
20.000 €
Puntata:
100 €
La puntata rappresenta:
0,5% della bankroll
Scommettitore B
Bankroll:
1.000 €
Puntata:
100 €
La puntata rappresenta:
10% della bankroll
L’importo in euro è identico.
Il livello di rischio, invece, è completamente diverso.
Per questo motivo, la dimensione della puntata dovrebbe essere sempre espressa come percentuale della bankroll.
La nostra bankroll di riferimento: 5.000 €
Come nei primi due articoli, utilizzeremo la nostra bankroll ipotetica di:
5.000 €
Confrontiamo diverse dimensioni di puntata.

Questa tabella mostra immediatamente un principio importante.
Più la puntata è elevata rispetto alla bankroll, minore è il numero di unità disponibili per assorbire la varianza.
Con una puntata dello 0,5%, la bankroll contiene:
200 unità
Con l’1%:
100 unità
Con il 2%:
50 unità
Con il 5%:
solo 20 unità
La differenza è notevole.
Puntare lo 0,5% della bankroll per scommessa
Con la nostra bankroll da 5.000 €:
0,5% = 25 € per scommessa
Questo corrisponde a:
200 unità di capitale
È un approccio relativamente prudente.
Offre diversi vantaggi:
- maggiore capacità di sopportare serie negative;
- drawdown più contenuti in termini relativi;
- minore pressione psicologica;
- maggiore resistenza con strategie volatili;
- più margine quando si seguono più strategie.
Esiste però anche uno svantaggio evidente:
la crescita della bankroll sarà più lenta a parità di performance.
Supponiamo che una strategia realizzi:
+20 unità
Con un’unità da 25 €:
20 × 25 € = +500 €
La bankroll passa da:
5.000 € a 5.500 €
ovvero:
+10%
L’approccio è prudente, ma la crescita del capitale è naturalmente più lenta rispetto a puntate più elevate.
Puntare l’1% della bankroll per scommessa
Con la nostra bankroll di riferimento:
1% = 50 €
Questo è il modello che utilizziamo dall’inizio della serie.
La bankroll contiene quindi:
100 unità
Questa struttura offre un buon equilibrio tra:
crescita potenziale
e
capacità di assorbire la varianza.
È anche particolarmente pratica per analizzare le performance.
Con:
1U = 50 €
un risultato di:
+10U
equivale a:
+500 €
ovvero:
+10% della bankroll iniziale
Un risultato di:
-10U
equivale a:
-500 €
ovvero:
-10%
Questa semplicità spiega perché il modello 1% = 1 unità è molto utile come riferimento didattico.
Ciò non significa, però, che l’1% sia automaticamente la dimensione ottimale per ogni strategia.
Puntare il 2% della bankroll per scommessa
Con una bankroll da 5.000 €:
2% = 100 €
La bankroll contiene ora soltanto:
50 unità
Le oscillazioni sono doppie rispetto a una puntata dell’1%.
Consideriamo una serie di 10 sconfitte in un esempio semplificato con puntate fisse.
Con l’1%:
10 × 50 € = -500 €
ovvero:
-10% della bankroll iniziale
Con il 2%:
10 × 100 € = -1.000 €
ovvero:
-20%
La strategia non è cambiata.
Le scommesse non sono cambiate.
L’unica differenza è la gestione del capitale.
Eppure il drawdown è doppio.
Per questo motivo, passare dall’1% al 2% non dovrebbe essere considerato un piccolo aggiustamento.
Il profilo di rischio cambia in modo significativo.
E con il 3%, il 5% o di più?
Qui le conseguenze diventano molto più importanti.
Con la nostra bankroll da 5.000 €:
Puntata del 3%
150 € per scommessa
10 sconfitte:
-1.500 €
ovvero:
-30% del capitale iniziale
Puntata del 5%
250 € per scommessa
10 sconfitte:
-2.500 €
ovvero:
-50% del capitale iniziale
Puntata del 10%
500 € per scommessa
10 sconfitte:
-5.000 €
In un modello semplificato con puntate fisse calcolate sul capitale iniziale, l’intera bankroll sarebbe persa.
Questo esempio mostra perché puntate molto elevate possono diventare estremamente pericolose.
Una strategia profittevole nel lungo periodo può attraversare tranquillamente 10 sconfitte o più, a seconda delle quote e della percentuale di successo.
Il problema non è necessariamente la strategia.
Può essere semplicemente la dimensione delle puntate.
Confronto di una serie di 10 sconfitte
Con una bankroll iniziale di 5.000 € e puntate fisse:

Le scommesse selezionate sono esattamente le stesse.
Cambia soltanto la dimensione della puntata.
È uno degli esempi più chiari dell’importanza della gestione della bankroll.
Più grande è il drawdown, più difficile è recuperare
C’è un’altra conseguenza importante spesso sottovalutata.
Dopo una perdita, serve un rendimento percentuale superiore per tornare al punto di partenza.
Supponiamo una bankroll iniziale di:
5.000 €
Perdita del 10%
La bankroll scende a:
4.500 €
Per tornare a 5.000 € bisogna guadagnare:
500 €
Questo equivale a:
+11,1%
sui 4.500 € rimasti.
Perdita del 20%
La bankroll scende a:
4.000 €
Ora serve:
+25%
per tornare a 5.000 €.
Perdita del 50%
La bankroll scende a:
2.500 €
Ora serve:
+100%
per recuperare il capitale iniziale.
Più il drawdown aumenta, più la matematica diventa sfavorevole.

Questa asimmetria è un altro motivo importante per controllare la dimensione delle puntate.
Perché puntare di più non significa necessariamente guadagnare di più
A prima vista, il ragionamento sembra semplice:
se una strategia è profittevole, aumentando le puntate dovrebbero aumentare anche i profitti.
Durante una fase positiva, è vero.
Ma questo ragionamento ignora la varianza.
Supponiamo che una strategia sia profittevole nel lungo periodo.
Due scommettitori la seguono.
Scommettitore A
1% per scommessa
Scommettitore B
5% per scommessa
Quando la strategia attraversa un ottimo periodo, lo scommettitore B fa crescere la bankroll molto più velocemente.
Quando però arriva una forte serie negativa, le perdite sono anch’esse cinque volte superiori in relazione al capitale iniziale.
Un drawdown sufficientemente ampio può:
- ridurre fortemente il capitale disponibile;
- influenzare negativamente le decisioni;
- portare ad abbandonare la strategia;
- generare una perdita da cui diventa molto difficile recuperare.
L’obiettivo di una buona gestione della bankroll non è quindi massimizzare il risultato della prossima scommessa.
È massimizzare la capacità di sfruttare un vantaggio nel lungo periodo.
La percentuale corretta dipende dalla varianza della strategia
Non esiste una percentuale ideale valida per ogni scommettitore e ogni strategia.
Una strategia con bassa varianza può, in determinate condizioni, tollerare una puntata maggiore rispetto a una strategia molto volatile.
Bisogna considerare fattori come:
- percentuale di successo;
- quota media;
- distribuzione delle quote;
- volume di scommesse;
- drawdown storici;
- correlazione tra le scommesse;
- vantaggio stimato.
Consideriamo un esempio semplice.
Una strategia che gioca principalmente quote intorno a:
1,50
avrà generalmente una percentuale di successo superiore rispetto a una strategia che gioca principalmente quote intorno a:
5,00
La seconda può essere perfettamente profittevole.
Ma può anche attraversare serie di sconfitte più lunghe.
Applicare esattamente la stessa dimensione di puntata a entrambe senza analizzare la varianza sarebbe quindi una semplificazione eccessiva.
La percentuale di successo conta molto
Consideriamo due strategie teoriche.
Strategia A
Percentuale di successo:
70%
Strategia B
Percentuale di successo:
30%
Anche se entrambe hanno valore atteso positivo, le sequenze di risultati possono essere completamente diverse.
Una strategia che vince il 30% delle scommesse può attraversare regolarmente diverse sconfitte consecutive.
In questo contesto, puntare il 5% della bankroll per scommessa può diventare estremamente aggressivo.
Per questo motivo, la dimensione corretta della puntata non può essere determinata indipendentemente dal profilo statistico della strategia.
Attenzione alle scommesse simultanee
Bisogna inoltre distinguere tra:
dimensione della singola puntata
e
esposizione totale della bankroll.
Con la nostra bankroll di:
5.000 €
e una puntata di:
1% = 50 €
una sola scommessa rappresenta soltanto l’1% della bankroll.
Ma 20 scommesse aperte contemporaneamente rappresentano:
20 × 50 € = 1.000 €
ovvero:
20% del capitale
Se le scommesse sono indipendenti, il rischio non è identico a una singola scommessa del 20%.
Ma l’esposizione complessiva resta importante.
E se diverse scommesse sono correlate, il rischio può aumentare ulteriormente.
Questo aspetto diventerà particolarmente importante quando analizzeremo la gestione di più strategie o di più tipster.
Bisogna ricalcolare la puntata dopo ogni risultato?
Esistono due approcci principali.
1. Puntata fissa
Con la nostra bankroll iniziale di 5.000 €:
1U = 50 €
La puntata rimane 50 € anche se la bankroll sale a 5.500 € o scende a 4.500 €.
Questo metodo rende particolarmente semplice misurare la performance in unità.
2. Puntata proporzionale
La puntata rappresenta sempre una percentuale fissa della bankroll attuale.
Se la regola è:
1%
e la bankroll sale a:
5.500 €
la nuova puntata diventa:
55 €
Se la bankroll scende a:
4.500 €
la puntata diventa:
45 €
Questo metodo aumenta automaticamente la dimensione delle puntate quando la bankroll cresce e la riduce quando diminuisce.
Entrambi gli approcci hanno vantaggi e svantaggi.
Torneremo su questo argomento più avanti nella serie quando parleremo di crescita della bankroll e adattamento delle puntate.
Perché l’1% è un ottimo riferimento didattico
In questa serie continueremo a utilizzare:
1U = 1%
ovvero:
50 € con una bankroll di 5.000 €
Questo non significa che l’1% sia matematicamente ottimale in ogni situazione.
Presenta però diversi vantaggi didattici:
- permette di avere esattamente 100 unità;
- semplifica i calcoli;
- rende i drawdown facili da visualizzare;
- con puntate fisse, la performance in unità corrisponde direttamente a una percentuale del capitale iniziale;
- facilita il confronto tra strategie diverse.
Quindi, nel nostro modello a unità fissa:
+15U = +15%
e:
-20U = -20%
del capitale iniziale.
0,5%, 1% o 2%: confronto diretto
Con la nostra bankroll di 5.000 €:

Questo confronto dimostra che non esiste una scelta priva di compromessi.
Ridurre la puntata diminuisce il rischio, ma rallenta anche la crescita potenziale.
Aumentarla accelera potenzialmente la crescita, ma amplifica i drawdown.
E il criterio di Kelly?
Esiste un metodo matematico per determinare la dimensione della puntata in base al vantaggio stimato e alla quota:
il criterio di Kelly.
A differenza di una regola fissa come l’1% o il 2%, Kelly adatta teoricamente la puntata all’Expected Value della scommessa.
Più elevato è il vantaggio stimato, maggiore può essere la puntata consigliata.
Esiste però una difficoltà fondamentale:
Kelly dipende direttamente dalla precisione con cui viene stimata la probabilità reale.
Se il vantaggio viene sovrastimato, Kelly può suggerire puntate troppo elevate.
Per questo motivo, alcuni scommettitori utilizzano:
Half Kelly
oppure:
Quarter Kelly
per ridurre la volatilità.
Dedicheremo un articolo specifico a questo metodo più avanti nella serie.
Il pericolo di aumentare la puntata dopo una perdita
Una delle peggiori abitudini di gestione consiste nel modificare la puntata in base ai risultati recenti.
Per esempio:
1U
dopo una sconfitta:
2U
poi:
4U
poi:
8U
Questa logica appartiene a diverse forme di martingala o chasing.
Il problema è semplice:
il rischio aumenta proprio nel momento in cui la bankroll sta diminuendo.
È l’opposto di una gestione razionale del capitale.
La dimensione della puntata dovrebbe dipendere da:
capitale, strategia e rischio
e non da:
frustrazione causata dall’ultimo risultato.
Una puntata più piccola può produrre risultati migliori nel lungo periodo
Può sembrare paradossale.
Una puntata più piccola produce ovviamente meno profitto su ogni scommessa vincente.
Ma permette anche di:
- sopportare più sconfitte;
- ridurre i drawdown;
- mantenere la disciplina;
- restare attivi più a lungo;
- lasciare più tempo a un vero edge per manifestarsi.
In alcuni casi, una strategia finanziata in modo troppo aggressivo può fallire prima che il suo vantaggio statistico abbia avuto il tempo di emergere.
La domanda quindi non dovrebbe essere soltanto:
“Quale puntata massimizza il mio profitto?”
Ma:
“Quale puntata mi permette di massimizzare la crescita senza correre un rischio eccessivo di perdere il capitale?”
Quindi, quanto bisogna puntare per scommessa?
Non esiste una risposta universale.
Possiamo però stabilire una guida pratica.
0,5%
Approccio prudente.
Può essere particolarmente adatto a:
- strategie volatili;
- quote elevate;
- forte incertezza sul reale vantaggio;
- portafogli con più strategie.
1%
Approccio equilibrato e riferimento utilizzato in questa serie.
Permette di lavorare con:
100 unità
e rende il rischio molto facile da visualizzare.
2%
Approccio molto più dinamico.
La bankroll contiene soltanto:
50 unità
I drawdown diventano sensibilmente più importanti.
Questa dimensione di puntata richiede una conoscenza migliore del profilo statistico della strategia.
Più del 2%
Il rischio aumenta rapidamente.
Questo non significa che ogni puntata superiore al 2% sia automaticamente irrazionale.
Ma più aumenta la dimensione della puntata, più diventa importante disporre di:
- una stima affidabile dell’edge;
- una buona conoscenza della varianza;
- una chiara comprensione dei possibili drawdown;
- una forte disciplina nella gestione del rischio.
Puntare arbitrariamente il 5% o il 10% per scommessa può trasformare rapidamente una strategia profittevole in una gestione della bankroll pericolosa.
Conclusione
Scegliere la dimensione della puntata è una delle decisioni più importanti nella gestione della bankroll.
Con la nostra bankroll di riferimento di:
5.000 €
una puntata di:
0,5% = 25 €
1% = 50 €
2% = 100 €
5% = 250 €
produce profili di rischio completamente diversi.
Una puntata più elevata accelera i profitti quando i risultati sono favorevoli.
Ma amplifica allo stesso modo le perdite e i drawdown.
La domanda quindi non dovrebbe essere soltanto:
“Quanto posso guadagnare?”
Dovrebbe essere anche:
“Quale serie di sconfitte può sopportare la mia bankroll?”
In questa serie continueremo a utilizzare:
Bankroll: 5.000 €
1U: 50 €
1U = 1% della bankroll iniziale
Questa base ci permette ora di passare a un concetto direttamente collegato alla dimensione delle puntate:
il Flat Betting.
Perché alcuni scommettitori professionisti preferiscono utilizzare sempre la stessa unità invece di modificare la puntata in base al livello di fiducia?
È ciò che analizzeremo nel quarto articolo.
FAQ: Quanto puntare per scommessa nelle scommesse sportive?
Quale percentuale della bankroll bisogna puntare per scommessa?
Non esiste una percentuale universale adatta a tutte le strategie. La dimensione della puntata dipende da quote, varianza, vantaggio stimato e livello di rischio accettato. L’1% è un buon riferimento per comprendere la gestione della bankroll, ma non è automaticamente ottimale in ogni situazione.
Puntare l’1% della bankroll per scommessa è una buona scelta?
L’1% è un riferimento relativamente equilibrato per la gestione del rischio. Con una bankroll di 5.000 €, significa 50 € per scommessa e 100 unità di capitale. La dimensione realmente adatta dipende comunque dal profilo statistico della strategia.
Puntare il 2% della bankroll è rischioso?
Una puntata del 2% raddoppia le oscillazioni rispetto all’1%. Con una bankroll di 5.000 €, dieci sconfitte con puntate fisse da 100 € comportano una perdita di 1.000 €, cioè il 20% del capitale iniziale. Il rischio aumenta quindi in modo significativo.
Si può puntare il 5% della bankroll per scommessa?
È possibile, ma per molte strategie è estremamente aggressivo. Con puntate fisse pari al 5% del capitale iniziale, dieci sconfitte rappresentano il 50% della bankroll iniziale. Un livello di esposizione del genere richiede una conoscenza molto solida di varianza e rischio.
È meglio puntare lo 0,5% o l’1%?
Dipende dal profilo di rischio desiderato. Lo 0,5% riduce i drawdown e aumenta la capacità di assorbire la varianza, ma rallenta la crescita potenziale. L’1% aumenta la velocità di crescita potenziale, aumentando però anche le oscillazioni.
Bisogna puntare di più quando si è molto sicuri di una scommessa?
La convinzione soggettiva non è sufficiente per determinare la dimensione della puntata. Un aumento dovrebbe idealmente basarsi su una stima misurabile dell’edge e del rischio, non semplicemente sul livello di fiducia personale.
Bisogna aumentare la puntata dopo una perdita?
No, non semplicemente perché la scommessa precedente è stata persa. Aumentare la puntata per recuperare le perdite rientra in logiche di chasing o martingala e può accelerare significativamente il deterioramento della bankroll.
Giovedì 27 agosto 2026
Bet2Invest non è un bookmaker e non offre servizi di scommesse sportive. Tuttavia, i suoi contenuti sono legati alle attività di scommesse sportive.
Il gioco d’azzardo è severamente vietato ai minori. Gioca responsabilmente — il gioco eccessivo può causare perdite finanziarie, debiti o dipendenza.